Dei provocatori necrologi che annunciano la morte della zona industriale di Caltagirone sono stati affissi dagli imprenditori dell’area per denunciare la crisi del settore. In loro sostegno è intervenuto il vescovo di Caltagirone, mons. Calogero Peri, che ha rivolto un appello alle istituzioni.
L’insediamento delle ditte nelle zone industriali venne incoraggiato oltre 30 anni fa e con fondi pubblici furono costruiti capannoni da concedere in locazione. A Caltagirone proprietario è il consorzio Asi (Area sviluppo industriale) che col tempo è stato inadempiente verso i propri obblighi (fornitura di acqua, energia elettrica, manutenzione). Sono così aumentati gli oneri a carico delle ditte, con la crisi finanziaria del 2009 è aumentata la morosità nel pagamento dei canoni di locazione e nel 2022, con la crisi energetica, le ditte energivore non hanno potuto neanche installare impianti di energia alternativa a causa della riserva di proprietà da parte dell’Asi dei tetti dei capannoni. Dal 2015 le Asi hanno iniziato a tentare di recuperare i canoni di locazione, avviando azioni giudiziarie. L’Asi di Caltagirone ha in atto 15 contenziosi.
La Regione ha legiferato per giungere alla cessione definitiva degli immobili ai privati, con una prelazione in favore delle imprese della zona industriale. Quasi tutte ditte insediate, con contenziosi aperti, hanno chiesto di aderire ma poi non è stata effettuata alcuna valutazione degli immobili.
“La crisi che da anni interessa la zona industriale di Caltagirone – scrive il vescovo Peri - non può più essere ignorata. Capannoni costruiti con fondi pubblici e destinati a ospitare attività produttive sono oggi in stato di abbandono o sottoposti a pesanti contenziosi, spesso in conseguenza di un lungo e articolato percorso normativo e burocratico, non sempre rispettoso della realtà e delle necessità di chi lavora". Monsignor Peri ha fatto appello alle autorità regionali e agli enti competenti “Affinchè si apra un tavolo di confronto che metta al centro il bene comune e che consideri la disponibilità già dimostrata dagli imprenditori a percorrere soluzioni transattive e sostenibili. Non si può più rinviare - aggiunge il presule - un chiarimento definitivo sulla cessione degli immobili, su cui esistono già normative chiare e consolidate. La prudenza amministrativa non può diventare immobilismo e la legalità non può trasformarsi in una trappola burocratica per chi ha investito onestamente nel proprio territorio. La proposta avanzata dagli imprenditori - che prevede la stima concordata degli immobili, l’applicazione della prelazione, la definizione dei contenziosi e l’accesso a strumenti di credito agevolato - appare ragionevole e compatibile con l’interesse pubblico. Va nella direzione di una ricomposizione equilibrata dei conflitti e rappresenta un esempio di dialogo sociale che andrebbe sostenuto e valorizzato”. A seguito dell’intervento del vescovo venerdì è stata fissata una prima convocazione degli imprenditori a Palermo.
.jpeg)
.jpeg)